PROFESSIONE MECCANICO, INTERVISTA AD ANDREA GOTTI

Restiamo nel settore competizioni, più precisamente, respirando aria di world cup. Questa intervista riguarda un personaggio chiave di un team, il meccanico. Nel panorama nazionale, popolato da tanti personaggi con esperienza e storia vi è un giovane, Andrea Gotti, che in poco tempo ha saputo distinguersi e farsi riconoscere per dedizione, disponibilità e competenza. Un astro nascente? E’ l’augurio che gli faccio. A voi tutti buona lettura e Buone Feste.

Ciao Andrea, grazie per questa intervista. Iniziamo con una breve presentazione, ovvero, raccontaci di te e del passaggio da biker a meccanico. Come hai iniziato?

Ciao Fabio, sono io a doverti ringraziare per l’intervista. 
Passare da biker a meccanico non è stato così semplice come credevo, poiché, facendo il meccanico non rimane molto tempo per allenarsi, ma rimanere a contatto con i biker e il mondo delle biciclette mi rende felice.
Questo passaggio l’ho fatto sostanzialmente per due motivi: il primo è la passione per la meccanica, il secondo, forse quello che mi ha spinto di più, è il sogno di poterne fare un lavoro a tutti gli effetti.

La passione per la bicicletta è alla base della tua esperienza. Quando hai pensato di farla diventare una professione? Ovvero da “piccolo” di GiangisBike a meccanico del GB RIFAR, il salto è stato grande ed è stato segnato dall’incontro con Giorgio Lancini. Ci puoi raccontare quel momento e cosa hai provato.

Diciamo che più che pensato l’ho sempre sognato fin da quando guardavo le gare di World Cup, mentre, quando correvo nelle gare internazionali, l’ambiente mi ha affascinato. Da li ho conosciuto Giorgio Lancini, grande uomo, sempre disponibile, che con il GB RIFAR rappresentava una delle più grandi figure Italiane, in ambito gravity. Così provai a chiedergli se ci fosse un posto per me nel team. Inizialmente, mi disse che il team era al completo e che si sarebbe segnato comunque il mio contatto. 
La settimana successiva mi contattò e mi chiese se fossi stato pronto a fare le valigie per seguire i ragazzi (per poterli conoscere meglio) nella gara di Kranjska Gora IXS. 
Ero un po confuso però, non gli feci finire la frase e la risposta fu sì. 
La settimana seguente ero già in viaggio per Fort William, in Scozia, che solo a pronunciare il nome…mi viene la pelle d’oca per la bellezza di quella gara.

Da un paio di stagioni frequenti il circuito world cup ed hai iniziato a raccogliere consensi e riconoscimenti per il tuo lavoro e la tua dedizione, tanto da farti diventare anche assistente meccanico della nazionale. Con quali obbiettivi hai iniziato questa esperienza e quali qualità o attitudini bisogna possedere per ottenere i risultati che hai ottenuto o, che intendi ottenere?

Ho degli obbiettivi che non sono molto distanti, ma, ovviamente, bisogna lavorare molto.
Sono super contento e onorato di aver aiutato, in parte, anche la Nazionale e questo è un bel traguardo per me, sperando possa diventare meccanico ufficiale in futuro.
Per raggiungere grandi obbiettivi, a mio parere, bisogna essere sempre a conoscenza delle novità ed essere  informati sui mezzi, per qualsiasi evenienza, nonché, avere una buona manualità e disponibilità totale

Che effetto fa essere riconosciuto come uno dei meccanici italiani emergenti? Credo che sia anche un bel peso, dal momento che uno dei tuoi predecessori è stato Giacomo Angeli, il mitico meccanico di gente come Gracia, Peat, Minaar…

Wow, stai parlando di persone molto importanti in questo settore, ed ora che mi fai riflettere un po’, se veramente sono uno dei meccanici emergenti in Italia, beh allora si, è un bel peso che spero di poter portare avanti il più possibile al meglio, con la speranza di dirlo di atleti Italiani.

Parlando di biciclette. Il mercato gravity si sta orientando sul 29”. Cosa ne pensi? A chi può giovare questo nuovo standard? Cosa può dare di più a un pro e cosa a un amatore?

Si cerca sempre di innovare qualcosa, da ultimo, l’introduzione dello standard 29” nelle discipline gravity.
Penso che ci siano biciclette con geometrie più portate per supportare delle ruote da 27.5” e altre da 29”, di certo il giusto feeling che sia amatore o pro, lo fa il rider, quindi, consiglio all’amatore di ricercare la bicicletta che rispecchia la propria guida e per farlo, sfruttare al massimo i bike test di importatori e negozianti. 

Raccontaci la giornata di un meccanico in una tappa di world cup. Più precisamente la giornata del meccanico del GB RIFAR

In una tappa di World Cup ci si deve svegliare presto. 
Sveglia ore: 6:30, poiché il gruppo B, delle donne e dei ragazzi Junior ha lo start alle 8. 
Colazione, si prendono i vestiti, il cibo preparato la sera precedente (possibilmente) per affrontare la giornata fuori casa e si  parte verso il campo gara.
Una volta arrivati ai paddock bisogna preparare i cavalletti e l’officina, consegnare le bici ai ragazzi, con già la pressione gomme fatta per poterli mandare immediatamente sul tracciato. 
Il giovedì, giorno di prova, i rider passano spesso sotto il gazebo per cambiare settaggi, per confrontarsi, per riguardare i video e li c’è molto da lavorare. 
Una volta concluse le prove, sia del gruppo A che del gruppo B, si lavano le bici e si smontano per un controllo generale, sempre che non ci siano rotture. Questa operazione viene fatta anche il venerdì, dopo le prove, prima della manche di qualifica. Un piccolo pranzo e qualche spuntino qua e la, attingendo dal tavolo vicino all’officina e dai genitori dei rider che mi viziano sempre con dei super panini, si riassemblano le bici e si sistema l’officina nel furgone con tutta l’attrezzatura.
Una volta tornati in appartamento, una doccia rilassante e un’ottima cenetta, dove si parla della giornata e si ripercorre il tracciato tutti assieme attraverso i video e la memoria dei rider. A volte una tisana sul divano per il  “momento social” dove i cellulari vanno in fiamme e poi tutti a letto, direi che è una giornata impegnativa, soprattutto se si hanno atleti di tutte le categorie.

Che rapporto tecnico hai con i rider che segui? Ti limiti ad impostare i mezzi secondo le loro esigenze e quanto ti dicono o studi il rider e dai consigli per migliorare la performance? In generale, secondo te come dovrebbe impostarsi tale rapporto.

Il rapporto rider meccanico è fondamentale, a volte do qualche consiglio, poi sta a loro voler provare o meno cose nuove. 
Personalmente penso di aver un buon rapporto con i piloti.

Ci dai qualche consiglio sul set up della bici per il periodo invernale? Facciamo queste ipotesi: terreno ghiacciato/terreno umido/terreno fangoso.

Nel periodo invernale non stravolgerei comunque il setting della propria bike,  andrei a variare la pressione delle gomme abbassandola di poco con l’unico consiglio di divertirsi ogni volta che si esce in bici. 

Quale è stata la tua più grande soddisfazione?

Quest’anno posso dire che tre titoli italiani e un podio in coppa del mondo sono grandi soddisfazioni, però coprire questo ruolo per me è già una grande soddisfazione.

Il team GB RIFAR si è preso una pausa. Cosa farai nella prossima stagione?

Purtroppo si, il GB RIFAR si prenderà una pausa, però con la voglia di fare che c’è, ho trovato nuovo progetto con un altro rider italiano (n.d.r Loris Revelli Trek Cingolani) quindi rimarrò come meccanico in questo settore. 

Vuoi salutare o ringraziare qualcuno?

Saluto tutti i ragazzi del team facendogli un grande in bocca al lupo e devo anche ringraziarli per tutte le emozioni che mi hanno regalato.
Non smetterò mai di ringraziare Giorgio Lancini, che mi ha inserito in questo ambiente, Giangi e Ivan che mi hanno aiutato ad avvicinarmi alla meccanica della MTB e tutti i lettori di questo fantastico blog. 
Grazie.

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