Gianluca Bonanomi: oltre il talento passione e…fame, fame, fame!!!!!!!!!!

Per quelli della mia generazione, Gianluca Bonanomi rappresenta un mito, un esempio sportivo e non.

Bonanomi, come Zanchi, MIgliorini, Caramellino, Bonazzi, Herin (solo per citarne alcuni), hanno fatto la storia della mtb italiana, regalandoci fama e lustro a livello mondiale.

La carriera ciclistica di Gianluca Bonanomi inizia nel BMX (laureandosi campione del mondo), prosegue poi nel dh, militando nella mitica Bianchi Martini Racing in cui incontrerà Bruno Zanchi. Nel Dh vince più volte il titolo di campione italiano, sfiora il titolo di campione europeo e numerose sono le volte in cui lo si trova nella parte alta delle classifiche di Coppa del Mondo.

Tuttavia, una descrizione di Bonanomi basata solo sul palmares è riduttiva.

In questa intervista emerge oltre la mentalità d’atleta, la persona, una persona che ha fatto della propria passione la propria vita, attraversando anni di evoluzione del nostro settore.

Ringrazio Gianluca per avermi concesso questa intervista e…non vi resta che conoscerlo meglio nelle prossime righe

Ciao Gianluca. Grazie per avermi concesso questa intervista. Di sicuro sei una persona che è entrata di diritto nei ricordi degli appassionati gravity, non solo per i molteplici successi raccolti, ma, anche per essere una persona sempre disponibile al confronto e portata alla condivisione reale di ciò che costituisce il suo bagaglio di conoscenza e esperienza. Per questo motivo e direttamente collegato ad esso vorrei che spendessi due parole sul nuovo progetto in cui sei impegnato, ovvero, Quota20.

Ciao Fabio, grazie a te per questa intervista. Quota20 è un ritorno alle mie origini ciclistiche, nei fatti, cinque anni fa sono tornato al BMX che è la disciplina alla base della tecnica che possiedo (manual, salti, curve, paraboliche) e della mia carriera. Questo ritorno è stato merito dei miei figli, i quali, volendo praticare bmx, hanno fatto sì che mi attivassi per cercare strutture vicine a casa mia. E’ stato così che ho iniziato a frequentare la pista di Garlate dove ho conosciuto Andrea Radaelli (anima del team BMX Garlate), il quale aveva l’affiliazione degli atleti presso un’altra società. Nel corso di questi anni, il mio impegno all’interno della struttura è stato sempre maggiore, essa stessa è divenuta sempre più importante sia come numero di giovani atleti tesserati, sia come impianto…ti basti pensare che la pista è stata più volte modificata…un’opera continua…attualmente abbiamo anche una linea dedicata alle prove partenza e siamo ancora all’opera per apportare ulteriori migliorie.

Insomma…tanti giovani, struttura in crescita e in continua evoluzione, impianto costantemente migliorato, tutti questi fattori hanno portato il sottoscritto, Radaellli e Gianluigi Spreafico (altro genitore di un atleta) a staccarci dalla precedente affiliazione societaria per creare una società tutta nostra, ovvero, Quota20.

Quota20 attualmente vanta una sessantina di tesserati, tutti ragazzi giovani che vanno dai 6 ai 14 anni ed ha come top rider Marco Radaelli (secondo anno allievi) laureatosi quest’anno per la terza volta campione europeo.

Considera che il 2018 è stato il primo anno di Quota20, un anno che ci ha portato diverse soddisfazioni come la vittoria della classifica squadre nel circuito Lombardia, il terzo posto nella classifica squadre giovanissimi nel circuito italiano, diversi titoli regionali individuali e costanti piazzamenti nei primi posti a livello regionale e italiano.

Il 2018 è stato anche l’anno in cui abbiamo perfezionato il calendario degli allenamenti che, sono suddivisi tra giovanissimi, giovani e agonisti. Io insieme ad Andrea Radaelli mi occupo dell’allenamento riservato agli agonisti, le altre due fasce sono seguite dagli ottimi Claudio Gilardi, Lorenzo Revelli e Marco Sozzi.

Come puoi capire, non lasciamo nulla al caso e in uno sport come il bmx dove “un attimo sei dentro/un attimo sei fuori”, ci stiamo preparando a dovere per la stagione 2019, sperando di riuscire ad agguantare quel titolo mondiale che da tre anni a questa parte ci sta sfuggendo per un soffio o, per meglio dire per “un attimo”.

Mettere a disposizione delle nuove generazioni le proprie esperienze affinché possano farne tesoro, non sempre è cosa facile. Parlando di giovani atleti, molte volte si è al cospetto di validi rider mal gestiti dalle famiglie, che dopo qualche risultato positivo si perdono o prendono strade all’apparenza più “luccicanti” che poi portano a ben poco. Essendo tu genitore, cosa manca in tale contesto e quale dovrebbe essere l’apporto di una famiglia innanzi a un figlio che pratica uno sport che non è il calcio?

Rispondere a questa domanda è veramente difficile. Premetto che fare il genitore al giorno d’oggi non è facile, i giovani di oggi sono molto più avanti (sotto certi aspetti) rispetto alla nostra generazione, allo stesso tempo però, appaiono un po distratti da tante cose più o meno superflue che li circondano. Proprio per questo, negli anni di insegnamento/contatto con loro, ho potuto notare che necessitano di continui input per fare qualcosa di più.

Io dico sempre che per ottenere risultati bisogna aver fame. La fame ti porta a superare i tuoi limiti. Forse un aspetto che manca oggi rispetto ad allora è proprio questo.

Per quanto riguarda l’apporto di una famiglia e come dovrebbe essere, a mio parere è fondamentale che da parte dei genitori si comprenda che il nostro sport vive di dinamiche particolari, non è il calcio. E’ altresì fondamentale che il ragazzo venga lasciato libero di crescere e divertirsi, affidandosi alla struttura che frequenta. Per crescita non intendo solo quella in pista, ma, una crescita globale, sportiva, tecnica e di parola.

Ti faccio un esempio che riassume cosa intendo per crescita: le nostre riunioni post gara.

Noi tutti i martedì, ovvero il primo giorno di allenamento dopo la gara, parliamo con i ragazzi e analizziamo cosa è andato e cosa no. Per noi questo è un momento fondamentale di crescita, un gesto che porta al miglioramento tecnico, sportivo e umano.

E’ l’esatto contrario del rimprovero gridato sul campo di gara o immediatamente dopo una manche, cosa che non fa altro che annichilire lo spirito e peggiorare la performance.

In breve, nuovamente sottolineando che fare il genitore non è facile, le famiglie dovrebbero affidarsi ed affidare alla competenza delle persone che gestiscono la struttura i propri figli, senza interferire in alcun modo. Certo a volte non è facile, a volte vorresti mettere becco, tuttavia, se scegli un posto cui affidare tuo figlio devi fidarti. Forse, in tale scelta eviterei di farsi abbagliare dalla grandezza della struttura o dalla bellezza di un impianto, piuttosto, guarderei e valuterei le persone che stanno dietro tutto ciò che mi si presenta.

Si può dire che la bicicletta ed in particolare la mtb sia la tua vita. Da quando hai smesso di gareggiare a livello agonistico hai sempre lavorato nel settore del ciclo. Mi ricordo quando lavoravi da Bicimania ed allo stesso tempo eri tester per TuttoMtb (ndr: forse era proprio uno dei primi anni in cui avevi mollato la dh). Possiamo dire che sei riuscito a far diventare la tua passione il tuo lavoro? Hai mai pensato o, hai mai avuto un momento in cui hai detto basta…cambio tutto faccio altro?

Si assolutamente. La mia passione, il mio sport, quello con cui sono nato è oggi il mio lavoro. Mi sento sotto questo aspetto una persona fortunata e privilegiata.

Fare della tua passione il tuo lavoro è realmente un privilegio, io dico sempre che “per me andare a lavorare è un passatempo”.

Devo ringraziare chi in primis mi ha dato questa opportunità, ovvero, il sig. Longoni, il quale smessa l’attività agonistica in dh mi ha dato la possibilità di inserirmi e crescere in una grande struttura (la sua), un esperienza per me fondamentale che auguro a chiunque voglia lavorare in questo settore.

Se oggi ho il ruolo che ricopro (area manager per Atala) lo devo anche a Longoni e a quel periodo lavorativo.

Ovvio che in ogni caso il lavoro è lavoro e per il ruolo che ricopro in Atala, ragionare per obbiettivi, seguire l’operato di otto persone, farsi 80000 chilometri l’anno dalla Lombardia all’Abruzzo, non è cosa semplice e tranquilla, ma…fa parte del gioco, se vuoi è “il lato brutto” di ciò che vivo.

Cambiare tutto e fare altro? No, come ti ho detto faccio un lavoro che è la mia passione, però…forse pensandoci bene…forse cambierei per un altra mia passione, il motocross.

E’ una passione che ho da sempre, quando smisi di correre in bmx iniziai a correre in mx.

Forse potrei cambiare per le moto…tuttavia, per ora restiamo qui, restiamo concentrati e sempre sul pezzo nel settore bike!!!!

Nella tua carriera quale è stato il momento o il ricordo cui sei più legato?

In realtà sono due i momenti della mia carriera cui sono più legato, uno positivo e uno un po meno. Il primo è sicuramente la vittoria del secondo titolo italiano a Sarentino, il secondo l’europeo di Bassano del Grappa, dove arrivai terzo e vidi sfumare il titolo per una caduta.

Attualmente sei: area manager per Whistle (Atala), ambassador per Endura, collaboratore per Vittoria per lo sviluppo delle gomme e…se manca altro dimmelo. Insomma, direi che hai ben presente la situazione del mercato attuale. Ciò che ti chiedo è: in che modo si è evoluto il settore ciclo, in particolare mtb? Prima di rispondere vorrei che ti fermassi a pensare ad una affermazione che ho sentito pronunciale da molti vecchi addetti ovvero: “l’ultima vera evoluzione delle mtb sono stati i freni a disco”. Quindi, l’evoluzione che c’è stata era indispensabile e utile o è solo marketing (penso alla battaglia sui vari diametri di ruote)?

Preliminarmente permettimi un ringraziamento ad un grande amico, Gianni Biffi (Pro-M), che due anni fa mi ha permesso di ritornare a gareggiare nel circuito e-enduro. Lui è una persona per me speciale ed un uomo che mi ha sempre sostenuto nel corso della mia carriera. Tornando a gareggiare, due anni fa Endura (che ringrazio) mi ha proposto di diventare ambassador del marchio e per quanto riguarda Vittoria, contribuisco allo sviluppo dei prodotti come gomme e airliner.

Per quanto riguarda l’evoluzione della mtb, posso dire di averla vissuta tutta in prima persona.

Quando iniziai a gareggiare in dh, nel lontano 92, usavamo le front. Le prime full arrivarono verso la fine del 93 ed erano mezzi distanti anni luce, se paragonati alle full xc di adesso.

L’evoluzione è tale e, per me, è pura. Parlando di freni a disco cui tu hai accennato, pensa alla loro introduzione sulle bici da strada. Oggi se ne parla un gran tanto, si discute se diano vantaggi o meno, a mio parere chiunque provi una bdc con freni a disco non può che restare entusiasta.

Ti dirò di più. L’evoluzione del ciclo deve molto se non tutto a quella della mtb. Pensa ai materiali, le geometrie, le sospensioni, attualmente l’elettronica. Certo in questo processo ci sono stati anche i flopponi, strade intraprese e poi abbandonate, ma, di certo tutto ha contribuito a migliorare il riding. Quindi non è solo marketing.

Se quando ho iniziato a correre avessi avuto una enduro (qualsiasi) di oggi…bhe…sarebbe stata anni luce avanti!!!!

Sul diametro ruote e in particolare 29”, apro un capitolo a parte. Quest’anno ho avuto modo di partecipare alla EWS di Finale proprio con una 29”. Inizialmente ero scettico e mi ci è voluto un po di tempo per abituarmi, modificando anche il modo di allenarmi sul mezzo. Dopo tale periodo però ne ho goduto i benefici. Quindi anche in questo caso mi sento di dire che anche il diametro delle ruote costituisce una vera evoluzione, anzi, secondo me rappresenta una strada che anche nel dh si deve percorrere.

Molto spesso ti si vede in sella a una e-bike. Sei stato anche uno dei primi “ex pro” a credere nella formula e-enduro, mietendo successi anche in tali competizioni. A quanto pare la e-bike ti piace? Quale aspetto godi di più di una bicicletta a pedalata assistita e a chi la consigli?

Grazie alla e-bike sono tornato in sella. Se non ci fosse stata l’e-bike, per me sarebbe stato impossibile, soprattutto mentalmente, rifare quei giri che facevo fino a cinque anni fa, allenato e con un altra gamba. Anche in questo caso, il mio lavoro e Atala una delle prime aziende a puntare sul mercato e-bike, mi sono “tornati utili”. La pedalata assistita è il presente e, a mio parere, è un settore in cui a livello evolutivo non abbiamo ancora visto nulla. Credo che l’evoluzione vissuta nella mtb coinvolgerà anche il settore della pedalata assistita. Se penso a cinque anni fa quando andai da Gianni (ndr Biffi), dicendogli “il futuro è nella e-bike” e mi presi un sonoro vaffa…morale della favola oggi anche lui è tornato in sella grazie a una e-bike. Ciò che sta facendo l’e-bike è proprio questo, sta facendo tornare in sella persone che vuoi per l’età, la mancanza di tempo o la mancanza di allenamento avevano perso l’abitudine di andare in bici. Bisogna secondo me fare un distinguo tra l’agonista e la gente come me. L’agonista è giusto che usi la muscolare, anzi, deve usare quella. Chi come me, si fa 80000 chilometri l’anno, in settimana non ha tempo per uscire, non ha tempo di allenarsi, è giusto che il fine settimana si goda la mtb, facendo dei bei giri offroad, con la fatica giusta, senza rompersi le gambe, godendosi paesaggi e posti impensabili con una bici normale. Se ci pensi, questa è l’essenza della mtb, della bici da montagna. La mtb è nata per questo.

L’aspetto che godo di più? Sicuramente il fatto che con la e-bike puoi goderti la salita e ripetere la discesa più volte senza ammazzarti di fatica. Con l’e-bike se hai tecnica acquisiscono un gusto particolare anche quelle salite un po trialistiche, ti permette di fare passaggi che con una muscolare forse non faresti o faresti con una fatica enorme.

Insomma, l’e-bike è una esperienza che consiglio a tutti. Provatela, provatela, provatela!!!!!

Non fermatevi a ciò che leggete o sentite dire.

Hai mai pensato di ritornare a gareggiare in dh o addirittura in bmx?

Tutte le volte che salgo in sella alla bici.

Solo che…a 50 anni suonati, se penso a ciò che facevo una volta ed hai riflessi che ho oggi…bhe…mi dico divertiamoci in e-bike e va bene così!!!

Quest’anno però è capitato di tornare a girare in dh. Accompagnando mio figlio Andrea alle gare, il venerdì ne approfittavo e scendevo anche io. Per me è irresistibile “ho il cronometro in testa” . Come dicevo prima “ho fame”…ho sempre fame, tuttavia, credo che giunti ad una certa età sia meglio mettere da parte certe cose e trasmettere la propria esperienza a chi è più giovane.

Insieme a Zanchi, Herin, Migliorini, Bonazzi (solo per citarne alcuni) hai vissuto un periodo straordinario per il movimento gravity italiano. Dopo quell’epoca, dopo di voi…ben poco. Eppure oggi rispetto ad allora esistono bike park, i mezzi sono economicamente più accessibili, in genere vi è un “movimento” maggiore. A cosa attribuisci tale buco generazionale?

Sicuramente ho vissuto il momento più bello della mtb. Ho avuto la fortuna di fare parte di una grande squadra, la Bianchi Martini Racing di Felice Gimondi e avere un compagno di squadra che oggi reputo un terzo fratello, Bruno, Br1 Zanchi. Allenandomi con lui sono cresciuto e credimi tra noi due non c’è mai, mai e poi mai stato un attrito, uno screzio un qualcosa che andasse storto.

Con i grandi nomi che hai citato ho condiviso un periodo straordinario, eravamo un gruppo molto unito, con un grande agonismo certo, ma, tutti sapevamo che il nostro avversario era uno solo…il cronometro.

Anche su questo punto, sottolineo come ci fosse un grande rispetto tra di noi, il rispetto dell’avversario, una cosa che tengo ad insegnare anche ai miei ragazzi.

Il bello della dh è proprio questo: tu non corri contro Zanchi, Herin, Migliorini o chi altro, il tuo avversario è il cronometro e chi arriva davanti a te merita solo i complimenti.

E’ un unione che ancora oggi continua a esistere, ancora adesso ci sentiamo spesso, non ci siamo mai persi di vista.

Perché tutto questo oggi si sia perso, onestamente, non so dirtelo.

Certo non di sicuro perché come molti dicono, noi eravamo pagati e i giovani d’oggi no.

Seguo un po di loro sui social, molti li ho visti e conosciuti nel circuito italiano 2018 e mi pare di vedere che anche loro, come noi una volta, sono tutti i giorni in bicicletta…insomma…fanno quello, forse con uno stipendio più basso del nostro di allora, ma, la bici è il loro lavoro.

Per capire le cause di questo buco generazionale, bisognerebbe indagare a fondo, forse, rispetto a una volta manca un metodo di allenamento, una disciplina o, forse, torno a dirti che più probabilmente i giovani di oggi sono meno affamati di quanto lo eravamo noi.

Di sicuro per far crescere questo sport, la federazione dovrebbe investire di più sul bmx. Il bmx a mio parere è la base e non solo per il dh!!!! E’ la base per tutto il ciclismo. Ciò che apprende un bambino di 5/6 anni sulla bmx torna poi utile per qualsiasi disciplina ciclistica voglia intraprendere.

In Italia abbiamo ancora troppo pochi impianti di bmx.

Detto questo, io ribadisco la mia disponibilità per chiunque voglia chiedermi un consiglio o un suggerimento.

A tal proposito, quest’anno i miei figli (Andrea e Riccardo) prenderanno parte a tutto il circuito Gravitalia e a tutte le tappe IXS rookies cup e ovviamente ci sarò anche io, quindi…per chi volesse scambiare due parole…

Quali progetti bollono in pentola per il 2019? Ti vedremo partecipare ancora al circuito e-enduro? Obbiettivi 2019 per i ragazzi di Quota20?

Per ciò che concerne Quota20, in questo momento siamo concentrati sulla preparazione agonistica invernale per la stagione 2019. A livello di squadra, siamo pronti a dare il massimo supporto a Marco Radaelli, il nostro top rider e non ti nascondo che l’obbiettivo di quest’anno è centrare il titolo mondiale. A Marco dico “avanti così…credici fino in fondo che hai le carte in regola per arrivare dove vuoi”.

Io, a differenza delle scorse due stagioni, non prenderò parte a tutte le gare del circuito e-enduro, ma, la mia partecipazione dipenderà dai momenti liberi che avrò in conseguenza degli impegni in dh dei miei figli.

Nel ringraziarti nuovamente per questa intervista, ti chiedo se c’è qualcosa che vuoi aggiungere…un tuo pensiero, consiglio o augurio.

Grazie a te, credo di aver detto tutto. Vorrei fare un augurio a tutti i rider, di ogni disciplina e…come detto prima, per un consiglio o fare due parole sono sempre disponibile. Ciao e buona bici a tutti.

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