CORONAVIRUS: IL MANTRA DEL #IORESTOACASA E IL SOTTILE CONFINE TRA DEMOCRAZIA E DITTATURA

Premetto, scrivo questo articolo non per fare polemica. Mi metto a scrivere, probabilmente perché la scrittura mi permette di sfogarmi e di condividere le mie idee con chi ha voglia di spendere due minuti per leggermi.

In questi giorni bui, media, di tutti i tipi, dalla carta stampata alle varie riviste online di settore, continuano imperterriti a mandare il messaggio #iorestoacasa.

Chi lo fa con video strappalacrime, chi lo fa con le “balconate cantanti”, chi lo fa con modi pseudo autoritari, artisti che non perdono occasione di mettersi in mostra “regalandoci” dei loro preziosi momenti privati.

In questo periodo, da ogni parte si è letto o sentito una interpretazione restrittiva e non veritiera del disposto contenuto nell’art. 1, comma 3, DPCM 9 MARZO 2020, il quale testualmente riporta “…lo sport e le attivita’ motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro…” testo non modificato dal successivo DPCM 11 MARZO 2020.

Accanto a tutto questo circo, c’è la realtà drammatica di città come Brescia (poco citata) e Bergamo messe in ginocchio dal Virus.

Sono città che cantano poco.

Sono città diventate buie, in cui si respira un clima di paura e preoccupazione per il futuro.

Nella mia città, #iorestoacasa, vale soprattutto per chi va in bici e chi corre a piedi. Non vale ovviamente per medici, paramedici, infermieri, gente che lavora in ospedale.

Non vale altresì per i miei amici che lunedì scorso erano in fabbrica a lavorare con DPI improvvisati.

Non vale per i corrieri, con i quali qualcuno ha il coraggio di incazzarsi se non viene rispettato il Prime.

Non vale per tutti coloro che il decreto non ha escluso dalla possibilità di continuare l’attività (IN QUESTO CASO L’INTERPRETAZIONE DELLA NORMA DATA DAI MEDIA NON E’ STATA RESTRITTIVA). Un #iononpossostareacasa….evidentemente tira meno del suo opposto.

Mi fa tristezza constatare che ieri il ministro della salute ha pensato di ridurre ulteriormente la possibilità di muoversi eventualmente IMPONENDO una restrizione domiciliare.

Perché provo tristezza?

In primis, constatare che un ministro della salute debba  pensare a runners e bikers, in un momento come questo.

Mi rattrista il fatto che sul tema precauzionale, il ministero non intervenga mettendo a tacere la ridda di voci e opinioni che ogni giorno si susseguono. Rammento che due settimane fa, lo stesso ministero aveva minimizzato la questione.

Mi da fastidio pensare che ci sia in giro gente che non rispetta una regola basilare “evitare il contatto, rispettare la distanza”, cui la mancata osservanza crea enormi rischi per tutti.

Mi fa arrabbiare che per tali irresponsabili potrebbe essere adottato un provvedimento GRAVE e PERICOLOSO come quello paventato.

PERICOLOSO, perché è in gioco la democrazia. Perché l’Italia (fortuna nostra) non è la Cina e IMPORRE il soggiorno domiciliare agli italiani significherebbe stravolgere i principi del nostro ordinamento e abbassare le braghe innanzi alla difficoltà.

Sono ormai giorni che le strade della mia città e del mio paese sono vuote. Tuttavia il contagio dilaga. Non passa mezz’ora senza sentire un’ambulanza.

Ci hanno detto “…sono i contagi della movida della scorsa settimana…”. A me viene in mente #milanovive, o #riprendiamocibrescia. Non era vent’anni fa, ma, la scorsa settimana. Poi…poi di colpo #iorestoacasa.

#Iorestoacasa e cosa è cambiato fino ad ora? Qui ben poco. Qui ha generato panico (ciò che non serve in una situazione come questa). Tutti hanno paura di tutti e di tutto. Ironia della sorte, proprio chi una settimana fa minimizzava, adesso predica #iorestoacasa.

E’ la superficialità delle Istituzioni, il pressappochismo, di una classe dirigente che per anni è stata troppo occupata a pensare ai propri interessi.

Ho letto da qualche parte che i provvedimenti presi dal Governo sono stati definiti coraggiosi. Io il coraggio lo vedo solo nelle persone che stanno cercando di salvare le vite, solo in coloro che ancora oggi si recano sul posto di lavoro, solo in chi ancora oggi apre la propria attività con difronte un futuro incerto.

E’ coraggio chiudere tutto/ma non tutto? E’ coraggio dire state a casa/ma anche no? E’ coraggio definire un “GRAVE ERRORE”, l’atteggiamento della BCE? E’ coraggio, correre ai ripari dopo che hai massacrato la sanità?

Però l’importante è lavarsi le mani, stare a casa e #andràtuttobene.

Ma sì…andrà tutto bene…ciò che non sappiamo o non viene detto chiaramente…non importa. Siamo italiani, siamo abituati a navigare nelle difficoltà.

L’importante è #stareacasa (non per tutti) e pensare a provvedimenti ancora più restrittivi (non per tutti).

Alla fine, tutti ci vogliono bene, la Durso manda in onda le quotidiane “balconate”, poi c’è Giova che suona la chitarrina, l’altro che mi fa un Djset, Bono vox che ama l’Italia e fa una canzone in tema (che sarà contenuta nel prossimo album) e via così, in una sottile rincorsa al like.

Vi chiedo scusa se vi ho appesantito con queste mie riflessioni, ma, questo è il mio blog, potete pensarla diversamente (ben venga). Avrei voluto pubblicare la recensione di un paio di prodotti, ma, in questo momento non ho voglia e…non avendo alcun obbligo contrattuale, non rincorrendo alcun like, insomma, essendo libero…non l’ho fatto.

Vi saluto, un forte abbraccio a tutti.

Per completezza e tornando al tema ciclistico vi segnalo un articolo comparso sulla Gazzetta di ieri: CLICCA QUI

 

 

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