BR1 ZANCHI E IL TEAM FRISTADS MONDRAKER COMES DSB OVVERO, ROSSI E LA SUA ACADEMY

Bruno Zanchi, più semplicemente Br1, è quello che definisco il campione operaio.

Campione lo è, lo è sempre stato e sempre lo sarà.

Operaio perché seppur la bicicletta non sia più il suo lavoro è ancora in grado di battagliare per il podio con i migliori rider mondiali. A conferma di ciò il suo ottimo secondo posto nella overall di categoria alla EWS di Zermatt, dove il gradino più alto del podio è stato occupato con un minimo scarto da Nigel Page (Mr. Chain Reaction Cycle)…uno che di bici ci vive, o per tagliarla con il podetto, come si dice a Brescia “el fa chel mester”.

Campione e team manager di una squadra che pur tra le mille difficoltà del lockdown e delle successive restrizioni ha saputo, coadiuvato dal suo staff, portare a cogliere gli obbiettivi prefissati.

Talent scout, nei suoi team sono passati molti atleti ora conosciuti da tutti, aiutati a crescere e ad esprimere il loro meglio.

Essendo il sottoscritto appassionato di MotoGp, il paragone espresso nel titolo è di tutta evidenza.

Non vi resta che leggere le quattro chiacchere scambiate con lui alla vigilia della EWS di Pietra Ligure…cui OVVIAMENTE parteciperà

 

Caro Br1, grazie per l’intervista. Iniziamo da questo start di stagione che per te e il tuo team è stato con il “botto”. Un tuo secondo posto alla EWS di Zermatt, 2 titoli italiani dei tuoi ragazzi (Elia Castelli AL. e Tommaso Acerbi ELMT), 3 podi sempre al campionato italiano enduro, compreso il tuo terzo posto nella categoria E-Bike.

La domanda sorge spontanea: come siete arrivati ad ottenere questi risultati considerando che tu e la tua squadra provenite dalla provincia di Bergamo, una delle zone che ha più patito le restrizioni lockdown e post lockdown?

In effetti non è stato un periodo facile ed abbiamo dovuto pensare ad un metodo nuovo per approcciarci alla stagione agonistica nel migliore dei modi. Nel periodo di lockdown abbiamo così creato una chat comune con all’interno TUTTA la squadra (atleti, meccanici, preparatori) ed ogni sabato organizzavamo un incontro di 2 ore e mezza in cui di volta in volta coinvolgevamo atleti, tecnici e preparatori esterni al nostro team. Per esempio ci siamo confrontati con Nicola Casadei, Walter Belli, Francesco Colombo, tanto per fare dei nomi. Unitamente a questo approfondimento “didattico”, organizzavamo sfide tecniche sulla base di esercizi fisici e psichici. Credo, visto i risultati, che questa metodologia basata sul mantenere alta la concentrazione e l’attenzione sul focus atletico, abbia pagato. Immediatamente dopo il lockdown abbiamo iniziato un periodo di stage in diverse località, giusto per riprendere confidenza con il riding e con il mezzo e ci siamo concentrati su quello che per noi era l’obbiettivo di primaria importanza, il campionato enduro di Calci.

Parlando di te, questa e la prossima settimana ti aspettano due importanti impegni; la EWS di Pietra Ligure e la EWS di Finale. Come ti senti?

Dal punto di vista psichico, sono pronto e determinato (NDR come al solito aggiungo io), dal punto di vista fisico…la settimana scorsa, purtroppo, ho rimediato un infortunio ad un dito della mano destra, aggiungo…probabilmente si tratta di una frattura…ma…faremo i dovuti controlli dopo Finale (in puro stile BR1!!!).

Di certo Pietra Ligure sarà una gara molto dura; 5PS, un totale di 51/52 chilometri (ora non ricordo bene), percorsi che grosso modo conosco avendoci già gareggiato lo scorso anno.

Certo, dovrò confrontarmi con tante vecchie conoscenze della dh dell’epoca d’oro, ma, sono più determinato che mai.

Macigno is back!!!

Questa settima si disputeranno anche i campionati italiani di xc, in una località a te molto cara…il Ciocco. Ho ancora in mente il Br1 che con la bici da XC partecipava alla mitica gara tenutasi alla Montagnetta di SanSiro. All’epoca eravate atleti completi, molti di voi gareggiavano indistintamente in xc e dh. Visto che l’xc è nel tuo DNA, considerata la location (quella del tuo mondiale del 91), non hai avuto la tentazione di parteciparci?

Sono sincero…se non ci fosse stata la concomitanza di Pietra Ligure, mi avresti trovato allo start. Dici bene…a differenza di molti dhiller, la mia provenienza non era/è il bmx o il motocross, bensì, l’xc. A ciò aggiungi il fatto che il Ciocco, oltre ad essere una località del mio cuore, è un posto che ha saputo evolversi e modernizzarsi con la creazione di nuovi percorsi, tracce che conosco bene e in cui anche io ho messo del mio.

Vi invito a vedere questo video girato qualche tempo fa per farvi un’idea.

Inoltre, la formula di gara adottata (35/40 minuti a tutta), mi stimolava molto.

Peccato…mi dispiace non partecipare a questo ANNO ZERO, ma, di sicuro nelle prossime edizioni ci sarò

Con i risultati ottenuti dalla tua squadra e anche raccolti in passato dalle vari team che hai gestito, ti confermi un talent scout della gravity italiana. E’ una definizione in cui ti ritrovi?

Allora, negli anni ho avuto la fortuna di avere nei miei team atleti blasonati ed in parte già affermati (quantomeno livello nazionale) e nuovi talenti o promesse.

Ovviamente, nelle due tipologie descritte si è trattato di diversi approcci e devo dire che l’individuazione del giovane promettente su cui puntare mi ha sempre stimolato, pur comportando un lavoro di preparazione a tutto tondo molto più complicato e lungo.

Che dire…a volte è andata bene (NDR il più delle volte), a volte no.

Quindi sì…la definizione di talent scout mi appartiene, anche se ad onor del vero questo mio lavoro è reso possibile grazie a validi collaboratori, nonché agli sponsor che ci supportano.

In ogni caso, ripeto, l’individuazione di talenti da portare ad un certo livello agonistico, è un marchio distintivo personale e del mio team.

Vedendo i risultati che ancora oggi personaggi della “vecchia guardia” come te ottengono in EWS, mi sono fatto l’idea che le PS rappresentino un poco la tracciatura old school delle vecchie DH, molto wild e “a vista” come direbbe l’amico Pippo. Ritieni giusta questa affermazione?

Assolutamente sì. E’ corretto. Il sentiero selvaggio con tratti anche al limite per un pro, è una caratteristica delle PS di un certo livello.

Credo che la differenza principale tra dh e enduro sia proprio nell’interpretazione dell’essenza della disciplina.

Mi spiego: nel dh tutto è concentrato sullo studio delle linee di una traccia che è quella e che devi percorrere nel minor tempo possibile. Per fare risultato devi dare il 101/102% il che vuol dire, ovviamente, andare oltre i tuoi limiti, prendersi dei rischi e…se non te li prendi sei condannato a restare nei tanti.

Nell’enduro è diverso. L’endurista a mio parere deve affrontare le PS al 95% lasciandosi quel restante 5% per recuperare nei trasferimenti.

E’ tutta qui la differenza…nell’approccio.

Come dicevo prima, confermo che le PS assomigliano molto alle dh old school, selvagge, fisiche, ostiche, da aggredire…pane per i miei denti!!!

In ragione della precedente considerazione, da un paio di anni a questa parte si è assistito all’aumento delle escursioni delle bici da enduro, a tal punto che se rapportate a qualche anno fa potrebbero essere considerate delle vere e proprie dh. Che considerazioni fai in merito e che bici usi per le tue gare? 

Bhe…non posso che essere d’accordo. Attualmente si usano delle biciclette che rapportate a qualche anno fa potrebbero essere considerate delle dh…delle dh da 14 chili, che ti permettono di ottenere velocità importantissime e di effettuare le risalite con le tue gambe. Personalmente scelgo la mia bicicletta in ragione del feeling che provo sui percorsi o della tipologia degli stessi. Spazio tra la Mondraker Superfoxy e la “vecchia” Dune di Mondraker che uso in versione mullet, ovvero con forcella e ruota anteriore da 29″.

In merito, ritengo che il peso del mezzo sia un aspetto di primaria importanza, in considerazione della lunghezza totale degli stages. Le bici devono avere un peso tale da non sfiancarti eccessivamente nel susseguirsi delle PS. Considera che lo scorso anno, a differenza di questo, le gare si disputavano su due giorni e …fare 50 chilometri un giorno e recuperare per il giorno dopo era veramente difficile.

Non lo dico solo io, molte volte mi confronto con il mio amico e alter ego nell’xc Martino Fruet il quale più volte mi ha detto “Br1 io dopo una gara di enduro faccio molta fatica a recuperare”. Detto da un campione di xc come lui…ti fa capire quanto sia importante avere una bici prestazionale ma leggera, che non ti sfianchi nei momenti di recupero della gara.

In ogni caso…il motore della bici sono le gambe e l’allenamento è FONDAMENTALE.

Quindi…fino a che punto la bicicletta è un alibi della prestazione?

La bicicletta può essere quel mezzo che ti permette di vincere o perdere una gara.

Ovviamente in relazione alla tua preparazione atletica.

Mi spiego: poniamo un secondo al minuto (positivo o negativo) su una PS, fatto con il mio miglior set up. Poniamo di giungere al termine di una PS con un margine di 20 secondi…ovviamente questo gap ti può far vincere o perdere una gara.

Ecco…uniamo al citato esempio la condizione atletica…credimi tra l’essere al mio 90% e l’essere al 100% non “ballano” più i secondi, bensì i minuti!!!!

Quindi, si è importante il mezzo, il quale ti aiuta ad esprimere le tue potenzialità, tuttavia, in primis bisogna essere atleti ben preparati, poi, se vuoi puntare a risultai assoluti devi essere uno che guida alla Barel, alla Vuilloz, alla Maes o alla Hill.

Questo mi permette di fare un osservazione su ciò che ancora manca ai nostri Campioni, gente che reputo tale, ma, cui secondo me, per essere al livello dei citati extraterrestri manca un po di sovrallenamento. E’ indubbio che rider come Hill o Maes siano dotati di una classe innata, è altrettanto indubbio che per solo avvicinarsi, tutti gli altri (terrestri) debbano allenarsi di più.

Ciò che ho espresso è un discorso squisitamente agonistico, è ovvio poi, come dimostra anche il mio team, che l’enduro sia una disciplina praticabile da tutti, basta allenarsi e si possono avere belle soddisfazioni…come in qualsiasi sport.

Vuoi aggiungere qualcosa a questa chiaccherata?

Sì. Fondamentalmente sono speranze per il futuro.

Sarebbe bello in futuro avere a livello nazionale più team che puntano sullo sviluppo e la crescita dei giovani…più persone che “rischiano” in questo tipo di investimenti.

Sul fronte opposto, quindi considerando gli atleti, da team manager sarebbe bello vedere rider meno attivi sui social e più impegnati a fare fatica ed allenarsi.

Io vorrei fermare un mio atleta e dirgli: “o basta…hai fatto troppe ripetute, hai fatto troppi giri in giro è ora che ti fermi 10 giorni per recuperare”.

Forse fantascienza?

Chissà…sarebbe comunque bello avere più atleti che pensino prima che ai Like, alla prestazione, anche perché va detto che molti dei pro rider cui si ispirano, attivi su quasi tutti i social, prima che essere macchine mediatiche (curate da super network) sono macchine da gara che macinano risultati su risultati.

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